Venti giorni di guerra in Ucraina, 10 cose che sono cambiate per sempre

Dal giorno dell’attacco della Russia contro l’Ucraina, continuiamo a sentire dire che nulla sar pi come prima. Qui — dalla Nato alla Russia —mettiamo in fila 10 cose che sono cambiate davvero

Nulla sar pi come prima, leggiamo e sentiamo dire dal 24 febbraio, giorno dell’attacco russo all’Ucraina (qui le ultime notizie). Proviamo a mettere in fila 10 cose che sono cambiate davvero.

1. Nato, il club tornato di moda
Putin voleva meno Nato, ora si ritrova con pi Nato. Il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, ha sottolineato in 10 parole la svolta pi evidente nelle relazioni internazionali. Solo due anni fa, con un presidente americano che l’aveva definita obsoleta ancora prima di insediarsi, la Nato aveva raggiunto il punto pi basso nell’ultradecennale dibattito sul suo ruolo e la sua utilit. Esasperato dal neo-isolazionismo americano, Emmanuel Macron era arrivato a dichiararne la morte cerebrale e a proclamare la necessit di un rapporto diretto tra Europa e Russia, che prescindesse dalle bizze degli inquilini della Casa Bianca. Ora la Nato rafforzata dalla profezia autorealizzantesi dei due contendenti: il Paese invaso che chiedeva di entrare nell’alleanza per non essere aggredito, il Paese invasore che vedeva nell’estensione ulteriore della Nato a Est una minaccia diretta, e ha voluto prevenirla nel modo pi brutale e inaccettabile. Ma il destino della Nato che il suo ruolo si definisca sempre nelle contingenze: fino a che punto pu rischiare una terza guerra mondiale nell’aiuto all’Ucraina? La linea del Corriere sul tema stata netta dall’inizio: Certamente possiamo aiutare gli ucraini fornendo aiuti militari, possiamo attivare sanzioni sempre pi pesanti in modo da mettere in ginocchio l’economia russa, possiamo avere un ruolo importantissimo nella gestione dell’emergenza umanitaria. Ma entrare direttamente in conflitto sarebbe molto pericoloso, anche perch nessuno di noi pu valutare le reazioni di Putin Luciano Fontana.

Per approfondire: Con una no-fly zone si rischia una guerra tra la Nato e la Russia (intervista di Viviana Mazza all’ammiraglio Mike Mullen); Il sostegno (utile) alla Nato (Danilo Taino); Ucraina e Nato: un po’ di storia e noi (Paolo Mieli); Perch l’Occidente arrivato impreparato all’invasione di Putin? (Federico Rampini); La profezia di Kissinger sull’Ucraina (Gianluca Mercuri)

2.RUSSIA, la nazione diventata paria
Fino al 24 febbraio, Vladimir Putin era un autocrate riconosciuto, in tutti i sensi: il suo dispotismo (poco) illuminato e (spesso) assassino era noto, ma il suo ruolo di perno dell’ordine mondiale sembrava inscalfibile. Dal 24 febbraio, Putin un paria: non immaginabile un suo ritorno a relazioni internazionali normali. La domanda : l’evidente sottovalutazione dei costi che avrebbe inflitto al suo Paese con l’operazione speciale che doveva concludersi in pochi giorni gli coster il posto? chiaro che un regime change a Mosca sarebbe risolutivo, e uno degli obiettivi delle sanzioni quello: indurre oligarchi, apparati e gente comune a ribellarsi. Ma la presa dello Zar ancora salda e un’escalation del conflitto provocata dalla sua stessa, probabile instabilit non da escludere. Il riflesso da evitare: la russofobia, che ha toccato punte tragicomiche (come l’annullamento dei corsi di Paolo Nori dedicati a Dostoevskij).

Per approfondire: Putin, razionale o psicopatico? Cosa ci dice la guerra in Ucraina (Sandro Modeo); Lo zar “folle” che si crede onnipotente: “Nella sua mente una realt parallela” (Paolo Valentino); Cosa vuole davvero la Russia? (Paolo Valentino); La Cia: “Putin non ha una via d’uscita da questa guerra” (Giuseppe Sarcina); Putin, i segreti del bambino che giocava col topo e ha incendiato il mondo (Paolo Valentino): Russofobia e militarizzazione della cultura, cosa stiamo diventando? (Alessandro Trocino)


3.UCRAINA, la nazione incancellabile


Se avevamo un dubbio, questi 20 giorni dovrebbero averlo cancellato: l’Ucraina, contrariamente a quello che dice e scrive Putin, non Russia. L’Ucraina una nazione indipendente e per renderlo chiaro ha mostrato di preferire la distruzione alla resa, perch una resa precoce avrebbe determinato una distruzione definitiva. Un uomo ha personificato questa idea: fosse fuggito il presidente Zelensky, l’idea di patria si sarebbe squagliata; con lui nel bunker, non c’ bomba che possa scalfire l’idea. Che debba accettare una lunga occupazione o una neutralit permanente, che riesca a ottenere almeno l’ammissione all’Ue, l’Ucraina comunque non potr mai pi essere soggiogata.

Per approfondire: Non ho paura per la vita: mi protegge la mia gente (intervista di Cathrin Gilbert a Volodymyr Zelensky); Un eroe del nostro tempo (Massimo Gramellini); Lo zar nel buio, le luci su Zelensky (Aldo Cazzullo); Leggere Putin e Zelensky con le lenti di Eco, Gadda e Brecht (Luca Angelini, la Rassegna); La guerra religiosa di Putin, l’ambiguit del patriarca russo Kirill e lo scontro tra le Chiese ortodosse (Alessandro Trocino, la Rassegna); Contro la neutralit: Winter on fire, un documentario da vedere (Alessandro Trocino, la Rassegna); Putin ha gi perso, perch l’Ucraina adesso esiste (Beppe Severgnini)

4.UNIONE EUROPEA, il blocco comune
Mai come in queste settimane l’abusata citazione di Jean Monnet ha mostrato la sua preveggenza. L’Europa si far nelle crisi e sar la somma delle soluzioni apportate a queste crisi, aveva detto nel 1954 il politico francese. La Storia gli ha dato ragione soprattutto con la clamorosa accelerazione di questi anni: prima la risposta comune (dopo scontro-dibattito tra Nord frugale e Sud indebitato) al dramma della pandemia, con le prime forme di debito comune europeo. Ora, la reazione all’aggressione russa, che le oggettive divergenze strategiche in tema di rifornimenti energetici — data la dipendenza di Italia e Germania dal gas russo — hanno complicato ma non impedito. E dunque: sanzioni economiche durissime; la scelta storica di finanziare il riarmo ucraino; l’accoglienza incondizionata ai profughi ucraini, cos diversa da quella (condizionata ai ricongiungimenti familiari e ostacolata da intoppi burocratici) offerta dal vero concorrente ideologico e morale dell’Unione in questi anni, il Regno Unito. In pi, il Paese guida, la Germania, che decide una doppia svolta epocale: riarmarsi dopo 75 anni e congelare il gasdotto Nord Stream 2 che la lega a Putin. Restano interessi diversi da conciliare — ma a quello serve l’Europa — e un aspetto decisivo da definire: cosa rispondere all’Ucraina, se davvero un suo ingresso nell’Ue (e l’accantonamento di quello nella Nato) si profilasse come via d’uscita al conflitto.

Per approfondire: L’Unione europea alla prova (Paolo Lepri); Macron: “Un Recovery plan per energia e difesa”. La discussione su Kiev nell’Ue (Francesca Basso); Perch la svolta sulla difesa dopo l’invasione dell’Ucraina cambia anche la Germania (Elena Tebano, la Rassegna); Qualcosa sta cambiando in Germania? (Wolfgang Mnchau); Cosa chiede l’Ucraina a Usa e Ue, la risposta di Washington e le riserve degli Stati (Giuseppe Sarcina)

5.ENERGIA, transizione da rimandare o accelerare?
Che la transizione verde fosse complicata, si era capito gi prima della guerra. Il 2 febbraio la Commissione europea aveva annunciato l’inserimento di nucleare e gas tra le fonti green. La guerra ha rimesso tutto ancora pi in discussione, soprattutto in un Paese come l’Italia che negli ultimi decenni si legato pesantemente alle forniture di gas russo. Il presidente del Consiglio Draghi non esclude la riapertura delle centrali a carbone. E il Paese tecnicamente in preallarme in vista di possibili situazioni di allarme e di emergenza previste dal piano predisposto dal governo e rivelato nei giorni scorsi da Federico Fubini e Fiorenza Sarzanini. Solo in caso di emergenza, si prevedono misure di austerit come riduzione obbligatoria del prelievo di gas dei clienti industriali e definizione di nuove soglie di temperature e di orari di riscaldamento nelle case. Mai come in questo caso, insomma, l’intreccio tra impegno morale e concretezza quotidiana si fa stretto. Lo ha spiegato Ferruccio de Bortoli, in modo lapidario: Se siamo veramente solidali con il popolo ucraino c’ una sola arma vera da usare: non comprare pi il gas russo. E allora: Dal male pu venire il bene. L’Agenzia internazionale per l’energia ritiene plausibile uno scenario in cui la dipendenza dal gas russo possa essere ridotta, in un anno, di almeno un terzo. Servono scelte dolorose, come il ritorno (provvisorio) al carbone, ma anche accelerare il pi possibile gli investimenti nelle fonti alternative e rinnovabili. Senza dimenticare il contributo di individui e famiglie alla riduzione dei consumi.

Per approfondire: Le conseguenze della guerra sull’energia: la transizione verde rallenter? (Ferruccio de Bortoli); Il piano di emergenza dell’Italia per la guerra (Federico Fubini e Fiorenza Sarzanini); Gas dalla Russia, come faranno Italia ed Europa a sostituirlo (Stefano Agnoli e Milena Gabanelli); Rinnovabili, rigassificatori (e carbone). Cos’ha detto Draghi sulla strategia italiana per l’energia (Massimiliano Jattoni Dall’Asn); L’occasione perduta dell’austerity di 50 anni fa (quando era gi tutto chiaro) (Gian Antonio Stella)

6.ITALIA, la virata della politica
Prima filocinesi, con Luigi Di Maio che stringeva accordi sulla via della Seta, poi filorussi, con l’alleanza giallo-verde di Lega e 5 Stelle convinti ammiratori di Vladimir Putin. Sono passati solo pochi anni, e sembra un’eternit, da quando la tradizionale linea filoatlantica ed europeista sembrava vacillare a oggi, quando gli stessi protagonisti di allora hanno fatto una virata spericolata, riallineandosi all’Occidente. Il pi scatenato tra i filoputiniani stato Matteo Salvini. A Strasburgo si fa fotografare con la maglietta di Putin, che posta sui social con questa scritta: Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin!. Uno degli uomini a lui pi vicini, il presidente dell’associazione Lombardia-Russia, il leghistissimo Gianluigi Savoini, finisce invischiato in uno scandalo con gli oligarchi delle compagnie petrolifere russe. La bislacca missione in Polonia di Salvini di questi giorni finita male, con un sindaco polacco che ha sventolato la maglietta con la foto di Putin, rimproverando i vecchi legami. Pi furbo Di Maio, che ha mantenuto una linea istituzionale, lontana dagli innamoramenti putiniani di molti dei suoi, dall’attuale sottosegretario Manlio Di Stefano a Vito Petrocelli. Comunque sia, la svolta ucraina ha segnato un momento critico per il populismo, che ha dovuto fare un passo indietro. Diverso il caso di Forza Italia, dove il rapporto con Silvio Berlusconi era pi personale che politico. L’arrivo a Palazzo Chigi di Mario Draghi, saldamente europeista, ha consentito di prendere posizioni ferme in difesa dell’Occidente, ma anche non eccessivamente pesanti per la nostra economia. A far discutere, ora, per l’atteggiamento da tenere nei confronti dell’Ucraina. Chi era pi vicino alle posizioni filorusse, ma anche chi ha timori pi sinceri e comprensibili, teme che una rottura troppo netta con Mosca ci metterebbe in difficolt, a cominciare dalle forniture di gas. E c’ una fronda sempre pi numerosa di pacifisti e neutralisti che ritengono sbagliato e pericoloso inviare un aiuto militare all’Ucraina. Sia per motivi umanitari, perch l’escalation potrebbe aumentare il numero dei morti, sia per il pericolo di un allargamento del conflitto alla Nato.

Per approfondire: Gli storici rapporti tra Putin e i politici italiani (Alessandro Trocino); Contro la neutralit (Alessandro Trocino, la Rassegna); Il cinismo di quei pacifisti che dicono no a Zelensky (Paolo Mieli) ; Gli ucraini combattono e lo fanno anche per noi (Antonio Scurati); Tutti vogliamo vivere in pace ma non si pu essere equidistanti (Luciano Fontana); Nostalgici dell’Urss e partito della “resa umanitaria”: in Italia la nuova alleanza dei putiniani (Antonio Polito); Draghi sull’Ucraina: “Condanna a Putin, l’Italia non si volta dall’altra parte” (Alessandro Sala)

7.SANZIONI, la guerra economica dell’Occidente
Non potendo, e non volendo, scatenare una controffensiva militare contro l’invasione dell’Ucraina, Paese non Nato, l’Occidente ha optato per una guerra finanziaria, con l’obiettivo di mettere in ginocchio la Russia e strangolare il regime putiniano. Le sanzioni sono state varate da Ue, Stati Uniti e Regno Unito. I primi effetti hanno colpito pesantemente il Paese, con il crollo del rublo e il congelamento delle riserve estere e degli asset di Putin. Bloccati anche i beni di molti oligarchi russi. Particolarmente evidente il caso di Roman Abramovich, che ha cercato invano di vendere la squadra di calcio del Chelsea. La logica quella di togliere l’acqua intorno a Putin: nessuno governa da solo. Alexei Navalny, il dissidente avvelenato e poi incarcerato, ha fatto un elenco di 35 persone che forniscono un supporto essenziale a Putin. Alcuni di questi oligarchi si sono lamentati pubblicamente delle sanzioni. L’industriale Oleg Deripaska e Mikhail Fridman, fondatore della pi grande banca privata della Russia, hanno sollecitato la fine della guerra. Colpite anche le banche russe con l’esclusione dal sistema di pagamenti internazionali Swift. Sull’ipotesi di un debito comune a livello europeo, cos come quello deciso per fare fronte alla pandemia, Mario Draghi ha spiegato che Italia e Francia sono completamente allineate. Pi cauti i Paesi Bassi e la Germania, che pure ha compiuto una mossa molto pesante, come lo stop all’entrata in funzione del nuovo gasdotto Nord Stream 2. Resta ancora fuori la sanzione pi dura, quella dello stop alla fornitura di gas dalla Russia: ma l’Europa dipende per il 40 per cento da quel gas e sarebbe impossibile trovare fonti alternative in tempi rapidi. La domanda se le sanzioni basteranno a fermare la guerra o se gli effetti arriveranno troppo tardi. Putin le ha considerate una dichiarazione di guerra, a conferma della loro forza. E ora prova una controffensiva, con un accordo con l’India sul petrolio e pagamenti in yuan.

Per approfondire Il dilemma delle sanzioni e dei prezzi da pagare (Federico Fubini); Gli effetti sull’economia (Lucrezia Reichlin) Perch ha senso colpire gli oligarchi (Alessandro Trocino) Le manovre di Putin contro gli Usa: Accordi con l’India sul petrolio, pagamenti in yuan (Federico Fubini) Cosa colpisce gli oligarchi (La Rassegna)

8.CINA, il colosso al bivio

Sulla carta, evitare o limitare la crisi ucraina era, per Pechino, l’occasione da non perdere per rifarsi un’immagine internazionale deturpata dal bavaglio imposto a Hong Kong, dalla brutale repressione degli uiguri e da varie persecuzioni pregresse. Invece, in Xi Jinping all’inizio ha prevalso la corrispondenza di autocratici sensi con l’amico del cuore Vladimir Putin. A meno che quest’ultimo non l’abbia completamente ingannato, nell’incontro del 4 febbraio, a Pechino, Xi ha probabilmente dato il via libera — in cambio del mero rispetto della tregua olimpica — a quella che forse ha creduto sarebbe stata un’operazione militare limitata sia nel tempo che negli obiettivi. Adesso, come dimostra l’incontro a Roma con il consigliere Usa per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, ha forse iniziato a rifare i conti. Le conviene davvero spaccare in due il mondo (democrazie contro autocrazie), mettendo a rischio quella globalizzazione di cui stata la principale beneficiaria? Vale la pena scegliere il soccorso rosso a un Cremlino colpito dalle sanzioni, quando, come ha sottolineato Guido Santevecchi, l’interscambio commerciale con la Russia vale 147 miliardi di dollari, mentre quello con gli Stati Uniti intorno ai 750 miliardi e quello con l’Unione europea arrivato oltre gli 820? Resta quel riflesso pavloviano che rende Pechino un mediatore forse possibile, ma mai equidistante: Cina e Russia — ha scritto Danilo Taino — condividono la convinzione che l’Occidente sia in declino irreversibile, che vada indebolito e la sua egemonia sostituita con modelli autoritari.

Per approfondire: Putin e il dilemma di Xi (Danilo Taino, da Guerra in Europa); Perch alla Cina converrebbe far da paciere sull’Ucraina. E perch non lo far (Luca Angelini, la Rassegna); Cosa ci guadagna la Cina dalla guerra di Putin? (Federico Rampini); Perch Pechino non salver Putin (Danilo Taino); L’impero del risentimento che Putin e Xi hanno in testa (alla lettera) (La Rassegna)

9.GLOBALIZZAZIONE, la fine della fine della Storia
Prima la caduta del Muro (9 novembre 1989), poi l’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio (11 dicembre 2001) hanno impresso agli scambi commerciali planetari un’accelerazione che sembrava inarrestabile. Ma la crisi della finanza mondiale (2008-09), la Brexit, le guerre dei dazi di Trump, la pandemia di Covid-19 e infine la guerra in Ucraina hanno fatto dire a molti autorevoli osservatori che la globalizzazione come l’abbiamo conosciuta finita. finita, o sembra esserlo, l’idea che il dividendo della pace sia dato per acquisito, che ci si possa rifornire e si possano fare affari ovunque e con chiunque, purch il prezzo sia conveniente. E ancor pi quella del Wandel durch Handel, secondo cui lo sviluppo del commercio favorisce indefettibilmente la distensione internazionale, la collaborazione tra i popoli e il diffondersi della democrazia. La Cina di Xi Jinping aveva gi offerto robuste e molteplici smentite di quella dottrina — nata ai tempi della Guerra fredda — tanto amata soprattutto in Germania. Vladimir Putin si ora incaricato di aggiungervi la pi sanguinosa.

Per approfondire: Globalizzazione, relazioni e idee sbagliate (Dario Di Vico); Un mondo esteso di valori per il futuro dell’Occidente (Giulio Tremonti); Dalla guerra in Ucraina uscir un nuovo ordine mondiale? (Federico Rampini); I troppi fallimenti (e le illusioni buoniste) nella crisi Russia-Ucraina (Ernesto Galli della Loggia); Abbiamo imboccato la strada per una nuova guerra fredda (Ian Bremmer)

10.PROFUGHI, l’arma di Putin e la solidariet europea

Dal 24 febbraio, secondo i dati dell’agenzia Onu dei rifugiati Unhcr, i profughi sono stati 2 milioni e 800 mila, molti di pi di quelli delle guerre dei Balcani (un milione) o per le crisi in Siria e Afghanistan (900 mila). La stima che viene fatta che presto diventeranno 4 milioni. Per ora a essere coinvolte sono soprattutto le nazioni pi vicine all’Ucraina, a cominciare dalla Polonia che ne ha accolti 1,7 milioni. Ed proprio Varsavia a dare il segno di un cambio di atteggiamento nei confronto dei profughi. Negli ultimi anni, l’Italia stato uno dei Paesi che ha accolto pi immigrati, per ragioni economiche o politiche. Nonostante gli appelli a una redistribuzione dei profughi, sono stati pochi i Paesi a mostrarsi solidali. Ora l’atteggiamento sembra cambiato. Con una decisione presa dal Consiglio Giustizia e Affari interna della Ue, gli sfollati hanno diritto a un permesso di protezione temporanea di 12 mesi, rinnovabili poi ogni 6 mesi, fino a un massimo di 3 anni. Questo lasciapassare consente a ogni cittadino ucraino in fuga di andare dove vuole all’interno dell’Unione. Per ora i profughi in Italia sono solo 35 mila, ma presto potrebbero arrivarne molti altri. Bisogner capire come fare fronte dal punto di vista economico a questa emergenza. L’Ispi ha fatto una prima stima dei costi: 23 miliardi per l’Europa, di cui 2,5 potenzialmente a carico dell’Italia. Ma siamo solo all’inizio. Abbiamo gi visto come i profughi possano diventare un’arma politica: il dittatore bielorusso Aleksandr Lukashenko ha fatto le prove generali di questa forma di guerra ibrida, lanciando migliaia di afghani o iracheni contro la Polonia o la Lituania. Non escluso che anche questo sia il piano di Putin.

Per approfondire Ora i profughi sono un’arma contro l’Europa (Federico Fubini); Profughi Ucraina, ogni sfollato costa all’Italia 10 mila euro l’anno. Quanto contribuir l’Ue? (Milena Gabanelli e Simona Ravizza); La scomoda verit europea sui profughi (secondo Slavoj Žižek) (La Rassegna); Aiutare i profughi (La Rassegna); Grandi (Onu): “In Ucraina dramma colossale, senza casa in 5 milioni. Crisi politica peggiore del post ‘45” (Paolo Valentino).


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